mercoledì, 24 giugno 2009

LA CANZONE DI AENGUS IL VAGABONDO (Yeats)
Fu così che al bosco andai
Che un fuoco in capo mi sentivo
Un ramo di nocciolo io tagliai
Ed una bacca appesi al filo
Bianche falene vennero volando
E poi le stelle luccicando
La bacca nella corrente lanciai
E pescai una piccola trota d'argento
Quando a terra l'ebbi posata
Per ravvivare il fuoco assopito
Qualcosa si mosse all'improvviso
E col mio nome mi chiamò
Una fanciulla era divenuta
Fiori di melo nei capelli
Per nome mi chiamò e svanì
Nello splendore dell'aria
Sono invecchiato vagabondando
Per vallate e per colline
Ma saprò alla fine dove è andata
La bacerò e la prenderò per mano
Cammineremo tra l'erba variegata
Sino alla fine dei tempi coglieremo
Le mele d'argento della luna
Le mele d'oro del sole.
poetamaledetto0 ha scritto alle 00:16
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In: i grandi antichi
sabato, 04 aprile 2009

IL VERME CONQUISTATORE (Edgar Allan Poe)
Guardate! È una notte di gala
dopo questi ultimi anni desolati!
Una moltitudine d'angeli alati, ornati
di veli, immersi nelle lacrime,
è assisa in un teatro, per vedere
un dramma di speranze e di timori,
mentre l'orchestra sospira a intervalli
la musica delle Sfere.
Alcuni mimi, fatti a immagine dell'altissimo Iddio,
brontolano e borbottano a bassa voce
e volteggiano da un lato all'altro;
povere marionette che vanno e vengono
al comando di vasti esseri senza forma,
che trasportano la scena qua e là,
scuotendo con le loro ali di Condor
l'invisibile Infelicità!
Questo dramma variopinto certamente
non sarà dimenticato!
Col suo fantasma inseguito eternamente
da una folla che non può afferrarlo
lungo un cerchio che ritorna sempre
su se stesso, esattamente allo stesso punto!
E molto la Follia, e ancora più il Peccato
e l'Orrore sono l'anima dell'intreccio!
Ma, guardate! attraverso la calca dei mimi
una forma strisciante s'avanza,
una cosa rossa di sangue, che viene
torcendosi dalla parte solitaria della scena!
Essa si torce! Essa si torce! Con angosce mortali
e mimi diventano il suo pasto;
e i serafini singhiozzano vedendo i denti del verme
masticare grumi di sangue umano.
Tutte le luci si spengono: tutte, tutte!
E sopra ogni forma rabbrividente
il sipario, vasto drappo mortuario,
discende con la violenza d'una tempesta;
e gli angeli, tutti pallidi e smorti,
levandosi e svelandosi, affermano
che questo spettacolo è una tragedia che si chiama « L'uomo »
in cui il vincitore è il « Verme Conquistatore ».
poetamaledetto0 ha scritto alle 19:52
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In: poesia, i grandi antichi